High School Musical ha fatto scuola e dopo aver sparso i suoi attorucoli in giro per Hollywood si concede anche dei cloni. Che però, stavolta, superano gli originali. Ha debuttato mercoledì 9 settembre su Fox Usa (dopo che a Maggio era stato presentato il pilota in anteprima e riproposto il 2 di settembre in versione director's cut), la nuova teen comedy musicale che promette di fare faville, specie perché a scriverla e supervisionarla c'è Ryan Murphy, colui che ha dato a vita a Popular o al grande Nip/Tuck.Al centro della storia, il Glee Club, la classe di coro di un liceo dell'Ohio che il professor Will Schuester sta cercando di non far chiudere, visto che la crisi impone tagli al budget scolastico. Per farlo dovrà radunare cantanti di talento, sconfiggere la rivalità delle cheerleaders di Sue Sylvester e vincere i campionati regionali. Fosse facile. Commedia, teen-drama, canzoni e balletti, miscelati da Murphy (assieme a Ian Brennan e Brad Fakchuk) con un occhio sempre attento per l'originalità e le orecchie pronte a straordinarie rivisitazioni musicali.
Il cuore tematico della serie, pare evidente essendo uno dei temi prediletti da Murphy, è lo scontro sociale tra ragazzi popolari e sfigati, tra successo e sconfitta (la L segnata con le dita della locandina significa "loser", perdente), tra avere tutto e provare a conquistarlo: il tutto dalla parte degli outsiders, ovviamente, coloro che lottando contro le angherie dei vincenti se ne fregano di cercare di assomigliare loro a tutti i costi, ma si fanno vanto della loro diversità, ragazze grasse e di colore, secchioni in carrozzina, omosessuali regolarmente sbattutti nel secchio dell'immondizia. E campioni di football, che rinnegano lo status che il destino avrebbe assegnato loro.
Murphy racconta questa realtà, che purtroppo sta prendendo piede anche in Italia e che viene ripresa dal rapporto del professore con la moglie e la collega, col tono frizzante e scanzonato che lo contraddistingue, fondando l'impianto sulla canzoni e sugli arrangiamenti di brani famosi che scandiscono lo sviluppo del club e della narrazione (straordinario il versante musicale gestito da James S.Levine) e su trovate di racconto e regia che divertono e accendono il cuore di chi vuole qualcosa di diverso, se non di nuovo. E' qui il cuore dello show: la revisione in chiave tagliente e colorata, intelligente e inventiva di qualcosa che ormai ha saturato il mercato. E che Glee potrebbe avere la forza di ravvivare.







