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Alias: melodramma a più pistole

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AliasSerie ideata nel 2001, attualmente trasmessa in America la 5^ ed ultima stagione. Creata e prodotta da J.J.Abrams, trasmessa da Rai 2 e in replica da Fox. Un appassionante thriller spionistico, farcito di suspense e azione mozzafiato, una serie che flirta con vari generi, soprattutto la fantascienza ed il sentimentale, portando ad alto livello l’ideologia “marveliana” dei supereroi con superproblemi.
La storia è quella di Sidney Bristow, una studentessa universitaria che lavora anche per una branca della C.I.A., che scopre che il posto in cui lavora, in realtà, è una cellula terroristica: così contatta la vera C.I.A e cerca di sabotare l’ S.D.6.
Lungo le sue 4 stagioni e 88 puntate, narrate con visionarietà plastica e sorprendente realismo affettivo, la serie racconta la violenza e l’angoscia psicologica dell’universo delle spie, il doppiogioco e la menzogna come pane quotidiano, il ritratto di un mondo in cui cadute le barriere ideologiche (Sidney è figlia di un agente americano e di una spia russa) dominano incontrastate le scheggie impazzite; dal direttorio K, nemico della 1^ stagione, alla convenzione nella 3^, “Alias” cerca di mettere in scena un mondo davvero in balia di se stesso e delle proprie follie, dove il vecchio baluardo statunitense deve fare i conti soprattutto con se stesso.

Ma il grande pregio della serie, è che le trame cosi complesse, con colpi di scena da K.O. emotivo, si equilibrano e si integrano con sviluppi affettivo-sentimentali di tale intensità da renderlo un grande melodramma familiare, bizzarro e onirico, non indegno di Douglas Sirk: padri ritrovati e doppiogiochisti, madri nemiche che ritornano, mogli perdute e sacrificate, mariti pericolosi, sorelle nascoste ed usate, figli maledetti o da maledire, sofferenze e dubbi morali che mettono i brividi.
Abrams punta in alto, non badando a spese nelle locations e negli stunts delle spericolate scene d’azione, ma anche nelle sceneggiature spesso spiazzanti, oltre i confini del fantasy e non lontano dall’horror (come il magistrale finale della 4^ stagione, degno di Carpenter e Romero), sorrette da regie agili e dinamiche, dall’alta tensione del montaggio mozzafiato; e soprattutto indovina la scelta di una protagonista sexy, dolce ed atletica come Jennifer Garner, circondata da un perfetto cast di comprimari, su tutti Ron Rifkin (Arvin Sloane).Tra gli episodi memorabili c’è la comparsata di Quentin Tarantino (che ha omaggiato la serie anche in “Kill Bill 1”), il duello col clone dell’amica Francine, l’entrata nei sogni aiutata dal grande David Cronenberg, la ricostruzione virtuale e straziante del passato di Sloane.
Mai come in questi anni si può affermare che il vero, grande cinema medio e popolare americano, si trova in tv.

Emanuele “J.Liman” Rauco

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