Molti di voi conosceranno sicuramente la serie televisiva I Cesaroni, adattamento italiano della celebre serie spagnola di Telecinco Los Serranos (sia come telespettatore che, magari, solo per sentito nominare). Credo tutti voi, sappiate, che purtroppo anche questa serie televisiva è stata usata come oggetto di polemica politica da parte di una forza di centro-destra (la Lega Nord), in quanto fa molto uso (a loro parere) del romanesco nelle sue scene (ricordiano che è ambientata nella Garbatella, nella parte meridionale della Capitale) e ciò offenderebbe il sentimento della popolazione più numerosa, cioé quella residente in Nord Italia.Ovviamente le reazioni sono state focosissime, in particolare quella di Claudio Amendola, che il 9 Settembre scorso ha fatto pubblicare una lettera sul quotidiano romano Il Messaggero, molto rovente e polemica intorno alla questione. Analizziamo detta lettera e vediamo come stanno effettivamente le cose.
La lettera inizia con una pungente critica ad un film dedicato a Barbarossa, però con una frase che il sottoscritto ritiene totalmente inadeguata: "Roma è caput mundi anche per la tolleranza che l’ha sempre contraddistinta", frase che ritengo totalmente fuoriluogo, specie per gli episodi d'intolleranza avvenuti proprio nella Capitale (non sono infrequenti, in particolare, aggressioni da parte di estremisti di destra contro immigrati dell'Europa dell'Est ed omosessuali), quindi direi che purtroppo il tutto si smentisce da solo.
Continua, poi, con la felice rivendicazione degli ascolti raggiunti dallo sceneggiato (7 milioni di telespettatori in media durante tutte le puntate andate in onda nel 2009), lanciando una grande frecciata contro il quotidiano La Padania, il quale ha definito disdicevole l'ampia presenza del romanesco nella serie; c'è da dire che la serie, che sembrava di minor respiro rispetto a certi pregiudizi, si è completamente ribaltata, in quanto gli stereotipi che hanno i romani con la gente del Nord e viceversa sono stati smontati, giacché i Barilon, vicini di casa dei Cesaroni, da una situazione iniziale di diffidenza da parte di entrambi i nuclei familiari, si è passati ad una quasi totale integrazione (tranne di Germana, la quale mantiene ancora una forte identità padana e rifiuta l'ambiente romano). Nella serie spagnola addirittura si forma una coppia Madrid - Barçelona, la cui rivalità in Spagna è paragonabile solo a quella italiana fra Roma e Milano: non sarebbe un'ipotesi assurda far nascere una coppia simile fra protagonisti secondari...
Altra frecciata gigantesca viene lanciata al MOIGE, ente che non brilla certo per capacità, visto che in nome della protezione dei minori ha fatto usare alle emittenti televisive mezzi da dittatura, quali le censure sui dialoghi, il cambio del contesto ed addirittura la ricolorazione del sangue nei cartoni animati: è infatti criticata la frecciata lanciata dall'ente, che accusa la serie d'essere superficiale ed inadatta ai minori. Qui c'è solo da concordare con Amendola: se loro sono inadatti ai minori, Mediaset dovrebbe cancellare 3/4 del proprio palinsesto, la Rai la metà e Sky dovrebbe far chiudere almeno 1/4 dei suoi canali.
Infine, la grande frecciata: far realizzare i Brambilloni, la serie della gente del Nord, che però per me alla fine non si farà, in quanto, come le pure provocazioni politiche, serve solo a friggere l'aria e basta: ma se alla fine avessero veramente il fegato e la facessero davvero, cosa vi sarebbe di diverso fra loro ed I Cesaroni? Otterrebbero lo stesso successo ed apprezzamento da parte dei telespettatori? Chissà...
L'unica mia opinione è la seguente: una produzione che si vuole rivolgere al pubblico di tutta l'Italia dovrebbe, a mio stretto parere, parlare italiano quanto più possibile, perché il dialetto ghettizza il contesto e la rende alla fine non un modello per l'Italia intera ma un fenomeno folcloristico, come le commedie brillanti in vernacolo. Per fortuna questo non è il caso de I Cesaroni, dove l'uso del dialetto non è pervasivo ma funzionale al contesto, rimane comprensibile e non ci si limita solo al romanesco (i Barilon, ad esempio, accennano un minimo di dialetto veneto), ed inoltre contestualizza il prodotto, dimostrando davvero che si è a Roma e non in un punto qualsiasi dell'Italia.
Ad ognuno il suo...
Ringrazio il redattore tvfan per la consulenza fornita per la stesura di questo articolo.
Rocco Gullì







