Questo 2009 è certamente un anno che ha segnato nel mercato televisivo spagnolo diversi importanti cambiamenti, anche a causa della crisi economica, che ha influenzato il mercato pubblicitario più pesantemente rispetto all'Italia, ma due sono i cambiamenti significativi che cambieranno nel corso dei prossimi anni la tv nel Paese iberico: mentre da un lato si prospetta la fine delle interruzioni pubblicitarie per i 2 canali pubblici TVE 1 e TVE 2, provocando così un parziale travaso di spot verso le tv private, dall'altro i principali canali privati, Antena 3 e Telecinco, sono partiti all'assalto dei nuovi arrivati, Cuatro e La Sexta, provocando fusioni che restringeranno il campo dei contendenti nel settore televisivo analogico (sarà invece meno marcato il lavoro fatto quando si passerà alla tv digitale via etere, giacché potranno entrare nuovi editori e quindi cambiare parzialmente il quadro attuale).Per quanto riguarda la TVE, José Luis Rodriguez Zapatero ha confermato quindi la sua linea di pensiero, partendo dalla progressiva diminuzione di pubblicità per arrivare nei prossimi anni all'abolizione totale delle interruzioni pubblicitarie nei canali TVE, facendo ricadere tutto a cascata anche sulle tv presenti solo in digitale terrestre (come Teledeportivo e Clan TVE), ma non è noto se la misura riguarderà anche le radio della RNE o meno; ciò, in ogni caso, porterà alla ristrutturazione del bilancio, con 140 milioni di euro che proverranno da una tassa creata per l'occasione, che dovrà essere pagata dalle televisioni private, 290 milioni di euro provenienti da un'altra tassa creata per l'occasione che colpirà gli operatori di telecomunicazione (in tal proposito s'è creato parecchio malumore presso gli operatori, che hanno annunciato che scaricheranno la nuova tassa direttamente sulle bollette degli utenti, creando a loro volta molto malumore), altri 240 milioni di euro saranno dirottati dalla già esistente tassa sull'utilizzo delle frequenze radioelettriche, colpendo dunque televisioni e radio private, locali e di comunità, mentre il grosso della somma, 550 milioni d'euro, proverrà direttamente dal bilancio governativo. È in ogni caso esclusa la possibilità di ripristinare il canone per il possesso di apparecchi atti o adattabili alla ricezione di radio e tv, proposta avanzata in sordina da alcuni mezzi di comunicazione e subito smentita dalle autorità competenti.
Il timore di molti è che diventi una televisione influenzabile dal potere politico di turno, mentre i sostenitori della riforma dicono che, essendo il mercato pubblicitario instabile, la TVE avrà più risorse e meno influenzabili, giacché verranno da fonti certe e stabili.
Altro capitolo importante della rivoluzione audiovisiva iberica sono le fusioni, possibili o concrete, che colpiscono i canali principali (quelli diffusi via etere in analogico, per intenderci), che vede ridursi il panorama di principali editori da 6 (TVE, Grupo Planeta per Antena 3, Sogecable per Cuatro, una controllata di Mediaset per Telecinco e Media Pro per La Sexta) a 5, però con Sogecable e la controllata di Mediaset unite per il controllo di 2 canali in un'azienda sola.
Per quanto riguarda i proprietari di cuatro e Telecinco, nei giorni scorsi hanno concluso un accordo che porterà alla nascita di un'azienda unica, che controllerà entrambi i canali (oltre all'ingresso di Mediaset nell'azionarato di Digital +, con una quota del 22%), con un cambiamento piuttosto pesante nel settore televisivo (e, si pensa, in futuro anche al palinsesto di cuatro); è da vedere se ciò porterà ad un'eventuale tendenza dei canali verso destra, sulla falsariga di quanto accade in Italia con Mediaset.
La fusione che invece non è ancora avvenuta ma che potrebbe essere probabile è quella fra Antena 3 e La Sexta, che unendosi potrebbero avere poco più di 1/5 degli ascolti totali; se tutto andrà in porto, dovrebbe nascere uan società unica che controllerà i 2 canali e che dovrebbe essere capitanata dagli azionisti principali di Antena 3, buttando quindi di fatto gli attuali azionisti di La Sexta fuori dalla porta (si può dunque dire che più di fusione si tratta di cessione, a meno che gli azionisti di La Sexta non entreranno nella nuova società con quote minoritarie).
Questo panorama è l'ultimo fotofinish prima dell'avvento definitivo della tv digitale in Spagna, previsto per il 3 Aprile del 2010 (2 anni prima dell'Italia, dove a quella data saranno digitalizzate solo 7 delle 20 regioni italiane), e che oramai ha preso talmente tanto piede in Spagna da aver superato negli ascolti la tv analogica. Adesso come continuerà la storia televisiva spagnola?
Rocco Gullì







