Il Governo spagnolo, presieduto da Josè Luis Rodriguez Zapatero, ha annunciato di voler far approvare dal Parlamento una legge di regolamentazione del settore audiovisivo, che limiti fra l'altro, e fortemente, la quantità di pubblicità in onda sulle emittenti televisive di stato TVE, passandola dai 10 minuti per ora attuali (9 a partire dal 2010) ad una quantità imprecisata dal Premier spagnolo, che il sottoscritto suppone possa aggirarsi attorno ai 5 minuti per ora. Il vantaggio per lo spettatore sarebbe evidente, ma è purtroppo evidente anche il danno, giacché in Spagna, a differenza di molti altri Paesi europei, non esiste un canone per il possesso d'apparecchi radiotelevisivi, e quindi la tv di Stato si deve mantenere esclusivamente con la raccolta pubblicitaria ed i finanziamenti statali, ma se la pubblicità diminuisce la TVE diverrà sempre più dipendente dal Governo di turno, generando un effetto sgradevole di sudditanza politica che potrebbe portare, se i politici di turno non sono delle persone corrette, ad un impoverimento della qualità delle trasmissioni TVE. Si percorre, insomma, la strada contraria di quella richiesta in Italia (cioè di slegare la Rai dagli interessi dei politicanti).La riforma, però, serve, in quanto, purtroppo, le emittenti private hanno abusato anche troppo della pubblicità, tanto che la Commissione Europea ha avviato una procedura d'infrazione nei confronti degli iberici (anche in virtù della legge attuale, che ha limiti molto ampi per gli spot e separa le televendite dagli spot convenzionali) ed anche l'Associazione Inserzionisti spagnola ha sollecitato il Governo a fare una legge, in quanto la presentazione degli spot è così svilita che la comunicazione commerciale ne risente in maniera piuttosato pesante (cioè gli spot non assolvono più al loro compito perché abusati), e quindi se non si diminuiscono si rischia parecchio (io suppongo possa avvenire un tracollo dell'intero sistema televisivo iberico, in quanto la gente potrebbe fuggire dai programmi strapieni di spot e si potrebbe verificare una crisi come quella economica attuale).
Si spera, quindi, che la situazione pubblicitaria diventi più tollerabile per lo spettatore spagnolo, ma non a costo d'enormi sacrifici per la TVE e del suo smembramento a favore delle televisioni private.
Rocco Gullì







