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Exit e la ricostruzione dopo il terremoto d'Abruzzo

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exit_08042009La trasmissione più interessante – seppur lontana dall'esser miracolosa – sul terremoto abruzzese, almeno finora, è probabilmente quella proposta da La7 nella serata di ieri. È un quasi-scandalo di questi giorni l'annuncio degli ascolti record totalizzati dal Tg1 con gli speciali dedicati all'emergenza. Non è stato molto più profondo il comportamento di gran parte dell'informazione, che ha dedicato giorni interi a raccontare tutto sommato le stesse vicende e tragedie, con pochissima capacità analitica e critica sull'avvenimento, nonostante – forse – le buone intenzioni, prestando attenzione non si sa quanto necessaria o di contro stucchevole a dibattiti sulla prevedibilità scientifica o meno dei terremoti, alle possibili grandi opere per una ricostruzione de L'Aquila e delle zone limitrofe colpite, alle giuste celebrazioni di pompieri e quant'altri coinvolti nei soccorsi.

Siamo, ovviamente, nell'impellenza di quella che viene percepita a ragione come una tragedia di dimensioni nazionali, ed è per questo anche sacrosanto che ci si focalizzi sul dramma in quanto tale; arriva però un punto, ormai a tre giorni dal fatto, in cui si finisce in effetti per parlare di qualcosa prossimo al nulla. Il rischio – sempre quello – è quello di far affondare tutto nel dimenticatoio di alibi umanitari, uniti a quelli dell'unità nazionale, in attesa della vera sfida che sta naturalmente a cuore alle comunità colpite. La trasmissione condotta da Ilaria D'Amico, viceversa, ha affrontato di petto la questione ricostruzione parlandone seriamente, ovvero andando a vedere, senza risalire troppo indietro nel tempo, agli sforzi di riqualificazione nelle tanto lodate precedenti esperienze sismiche del nostro paese. Il punto di riferimento principale è stato molto appropriatamente il caso di San Giuliano di Puglia, nella regione gemella del Molise.

Si è per questa via affrontato il punto nodale delle dinamiche che probabilmente verranno innescate politicamente nella gestione degli aiuti e dei fondi per la ricostruzione, della quale già si è iniziato a parlare per iniziativa del premier con repentini annunci di new town, prontamente modificati ed inglobati in una prospettiva di accompagnamento ad una vera e propria riappropriazione del centro della città sventrato e dei piccoli borghi. La questione è non meno pressante della determinazione delle responsabilità per la situazione dei tanti edifici – specie quelli pubblici, dal palazzo del governo all'ospedale e la casa dello studente – che non sono stati in grado di reggere o risultare agibili di fronte al sisma come avrebbero dovuto.

Oltre lo sdegno diffuso di questi giorni, si presenteranno nei fatti le stesse circostanze di opportunità politica (l'allargamento dell'area classificata sismica per spalmare su una superficie maggiore di territorio, non colpita e danneggiata, i preziosi fondi in arrivo) e di malaugurata pianificazione urbanistica (la nuova scuola di San Giuliano, di dimensioni spropositate per le esigenze di un paese di poco più di 1000 abitanti, è persino dotata di piscina olimpionica e ospita parte dell'università; si è poi proceduto ad abbattere edifici ancora in piedi ed agibili, pare, per far posto alle nuove costruzioni)? Soprattutto di queste cose, forse, si dovrebbe parlare, e non è troppo presto per farlo. Sulle principali reti televisive nazionali e non solo, di contro, la musica è significativamente diversa, in una accomodante aria esente da discussione, e incline all'autocelebrazione mediatica. Si preferisce farsi forza senza le opportune polemiche – polemica dicesi, più propriamente e nel suo senso migliore, «spirito critico e realista».

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