Serial killer. Parola fin troppo evocativa. Nel cinema, nei
libri e da qualche tempo, da quando le regole della censura si sono allargate,
anche in tv. Ma mai era stata fatta vivere come in questa folgorante serie
americana, creata da James Manos, jr. e prodotta da Showtime
(sempre più la nuova HBO), che parte da un romanzo di Jeff
Lindsay (La mano sinistra di Dio) e sviscera la psicologia e il
grottesco del male attraverso gli occhi di uno dei più controversi personaggi
della storia della tv.
Dexter Morgan è un ematologo della polizia di Miami, puntiglioso, pignolo, ossessivo, con una piccola perversione, quella di raccogliere una goccia del sangue delle vittime dei suoi casi. E una più grande: ammazzare i serial killer che non riesce a incastrare. Come quello che dissangua le sue vittime e le congela.
Ma più che al cotè politico del racconto, Manos jr. è
interessato a quello psicoanalitico, raccontando in parallelo il rapporto col
padre, linfluenza nefasta eppure formativa, distruttiva ma portatrice di
genio: quello che più conta infatti, ai fini dellemozione dello spettatore,
sono i rapporti e le vicende secondarie, narrate dallirresistibile voce off
del protagonista, dal rapporto con la sorella a cui fa da guida e consigliere
professionale a quello con la sua fidanzata Rita (Julie Benz, indimenticabile
Darla in Buffy lammazzavampiri e Angel), che condivide con
lui il ripudio del contatto sessuale, dalla tensione col sergente Doakes
lunico a cui Dexter provoca i brividi e che comincerà a sospettarlo fino al
contatto a distanza, il rapporto quasi manniano (nel senso di Michael) tra il
protagonista e il killer del furgone frigorifero.
La
serie è così in perfetto equilibrio tra lo scandaglio e la riflessione, il
distorto e innovativo modo di raccontare lindagine poliziesca (la morte
violenta si contrappone al carcere) e la descrizione grottesca di una mente,
una rappresentazione equilibrata dellabominio e una riflessione quasi
filosofica sul suo posto nel mondo: le sceneggiature sono davvero mirabili
nella gestione delle storylines e dei personaggi, piene di idee e di unironia,
come già detto, particolarmente irresistibile; le regie sono se possibile
ancora più fini e sottili nel rappresentare i temi, nel dare uno strato di
perversa attrazione a storie macabre e ripugnanti, senza edulcorare nulla, ma
senza spettacolarizzare, riuscendo a rendere vivo e significante il perverso
humour che ne è il fiume carsico.
Intenso nella sua finta freddezza intinta di sotterranea pietà, è uno dei più sorprendenti gioielli della stagione televisiva (FoxCrime trasmette la 1^ stagione, mentre in USA siamo alla 2^), che riesce a mischiare qualità e quantità senza cercare le masse (come fa egregiamente un prodotto come Heroes), ma coltivando un suo pubblico raffinato seppur numeroso, e che brilla per la reinvenzione di un attore come Michael C.Hall, che dopo la stagione gloriosa di Six feet under, passa dal timoroso omosessuale a un freddo, spietato e compulsivo sessuofobico, perfetto nel restituirne le pieghe diaboliche e malevole, ma anche la disarmante umanità sconsolata.
Emanuele Rauco







