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Surface, o dei pericoli del mare profondo

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                             *** 1/2

Dopo anni di silenzio, eccettuate piccole nicchie molto attive, pare siano tornati i tempi del fantastico o della fantascienza in tv; certo, non parliamo del classico cotè spaziale del genere, che grazie alle reti locali e via cavo (Sci-fi channel) ha sempre avuto un suo spazio (dall’infinita saga di Star Trek al notevole e recente Battlestar Galactica), ma della sua declinazione più sottile ed inquietante quella più legata al quotidiano, che ha come padre Ai confini della realtà e come fratello X-files.
Questa riscoperta del genere si deve fondamentalmente a Lost, che con la sua selva sempre meno razionale e terrena di misteri ha dato il la ad una serie di progetti più o meno belli, più o meno fortunati (dall’ottimo Jericho al giovanile Kyle XY, dall’interessante Invasion fino all’imminente Eureka). Tra questi, nella sezione sfortunati, c’è Surface, già trasmesso da Fox, ed ora in onda il sabato alle 23,30 su Italia 1 (con buoni ascolti nonostante la collocazione).
La storia segue due filoni: quello della Dr.ssa Laura Daugherty e di Rich Connelly, che captano segnali inquietanti di un enorme creatura marina che il governo vuole occultare, e di Miles Bennett, ragazzino che trova un piccolo rettile marino e lo adotta di nascosto con i problemi che ne conseguono.

Creata e scritta da Josh e Jonas Pate e diretta tra gli altri da Jeffrey Reiner, un’avventura fantascientifica, tra invasione aliena e mostri terrestri, tra paura occhieggiante allo Squalo di Spielberg e complotti governativi, che cerca in tutti i modi di costruire suspense e tensione alla maniera classica, con scene solo di rado esplicite ed atmosfere vicine al succitata serie di Chris Carter (vista la presenza dell’FBI), mescolando con un linguaggio narrativo e visivo più moderno, fatto di narrazione orizzontale e stratificata, ed una messinscena ricca di effetti speciali ed intriganti regie. Sostanzialmente il tentativo è riuscito, di discreto interesse e piacevole visione, ma non va in più in la di un – appunto – sabato sera casalingo.
Il vero problema è lo sviluppo della storyline, che sembra statico ed un po’ fermo su quelle che sono le premesse iniziali, affastellando molta carne al fuoco, nonché molte suggestioni/citazioni da altrui prodotti, e non riuscendo a dargli una progettualità forte né ad imprimere il giusto ritmo al racconto; anche perché, in soli 15 episodi (tanti ne ha prodotti la NBC prima di deciderne la sospensione), lo spazio per l’ampio respiro non è molto, né per approfondire i personaggi, ed il rischio del buco nell’acqua è alto.
Fortunatamente il livello medio è discreto, tenuto oltre la soglia della decenza da un buon reparto tecnico che da la giusta tensione a molte scene, al taglio ironico delle sequenze col piccolo Bennett, ed ad un reparto attori che, pur non brillando per credibilità (Lake Bell è bellissima ed ammaliante per essere una secchiona, Jay Ferguson è semplicemente mediocre), sa rendersi simpatico, come dimostra il migliore del cast, il sedicenne Carter Jenkins. Sperando che la fine prematura non infici il risultato, come col già citato Invasion, non possiamo trovare di meglio, nella tv estiva, che delle tese e paurose storie di mare, acqua fresca, e mostri marini.

Emanuele Rauco

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