E sempre una sorta di evento quando un importante personalità del
cinema o dello spettacolo si dedica alla direzione o alla scrittura di
una serie tv: da Stephen King per X-Files al Tarantino di E.R. o C.S.I fino al Bryan Singer di Dr.House sono sempre di più gli autori che si dedicano concretamente (non solo producendo) alla narrativa televisiva.
Ma è più raro che un nome di peso dellindustria filmica (in questo caso anche teatrale) crei, scriva, produca e saltuariamente diriga unintera serie televisiva: stiamo parlando di David Mamet, grande drammaturgo passato al cinema e responsabile diretto di The Unit, la nuova serie che Rete 4 trasmette il lunedì alle 21,00 (dopo alcune puntate domenicali), che paradossalmente nonostante il tentativo di autorialità pura, sembra invece aver subito le pressanti influenze del network CBS al fine di ridimensionarlo alla media.
La serie racconta delle imprese di un corpo speciale dellesercito impegnato in missioni pericolose qua e là per il mondo; in parallelo le vite delle loro mogli, tra supporto e preoccupazione per le loro vite in pericolo.
Ma è più raro che un nome di peso dellindustria filmica (in questo caso anche teatrale) crei, scriva, produca e saltuariamente diriga unintera serie televisiva: stiamo parlando di David Mamet, grande drammaturgo passato al cinema e responsabile diretto di The Unit, la nuova serie che Rete 4 trasmette il lunedì alle 21,00 (dopo alcune puntate domenicali), che paradossalmente nonostante il tentativo di autorialità pura, sembra invece aver subito le pressanti influenze del network CBS al fine di ridimensionarlo alla media.
La serie racconta delle imprese di un corpo speciale dellesercito impegnato in missioni pericolose qua e là per il mondo; in parallelo le vite delle loro mogli, tra supporto e preoccupazione per le loro vite in pericolo.
Scritta da Mamet e Eric L.Haney, diretta tra gli altri dallo stesso Mamet e prodotta anche da Shawn Ryan (lautore di The shield),
una serie di guerra ed azione che vira verso il drammatico ed il
quotidiano come a sottolineare la preoccupazione commerciale di
accontentare uomini e donne ma che invece di scavare nelle pieghe
della vita militare e nel rapporto con la vita oltre le bombe, sembra
un altro tentativo di rassicurazione e conciliazione patriottica:
lunità speciale al centro delle vicende è composta solo da uomini
tutti di un pezzo, onesti e leali, che combattono solo in casi di
estrema violenza e pericolo contro terroristi e spietati criminali,
riportando pace ed ordine nel mondo in nome dellAmerica.
Non ha la povertà didee ed il semplicismo di una serie come JAG, è di discreta fattura e conta su interessanti momenti di sceneggiatura, ma sembra aver dimenticato il potenziale problematico di un tema del genere, rivoltando i temi centrali in una prospettiva unidirezionale che è più conciliante e conservatrice che avvincente; anche la descrizione della vita familiare (più interessante nel successivo Army Wives) resta a galla in superficie, fermandosi alla descrizione di un circolo privato di signore perbene (con annessi problemi) piuttosto che andare a fondo nel raccontare ansie e strazi da guerra continua.
Come detto la realizzazione è più che sufficiente, sebbene non eccelsa nelle scene dazione, ma comunque di un certo professionismo; è la sceneggiatura che ci convince poco, che non riesce ad appassionare, che tratta tutto in maniera troppo semplice e non delinea a dovere i suoi personaggi (oltre al fatto che alcuni sono molto antipatici). Per questo, conoscendo la perizia di scrittura di Mamet, che ci sembra che lo show gli sia stato tolto di mano, livellandolo ad un cauto e medio nazionalismo che scontenta in molti. Anche gli attori non sembrano particolarmente convinti, a cominciare da Dennis Haysbert, mitico presidente Palmer in 24, serie contestata per il presunto estremismo repubblicano. In America non tutti hanno gli occhi per vedere.
Emanuele Rauco
Non ha la povertà didee ed il semplicismo di una serie come JAG, è di discreta fattura e conta su interessanti momenti di sceneggiatura, ma sembra aver dimenticato il potenziale problematico di un tema del genere, rivoltando i temi centrali in una prospettiva unidirezionale che è più conciliante e conservatrice che avvincente; anche la descrizione della vita familiare (più interessante nel successivo Army Wives) resta a galla in superficie, fermandosi alla descrizione di un circolo privato di signore perbene (con annessi problemi) piuttosto che andare a fondo nel raccontare ansie e strazi da guerra continua.
Come detto la realizzazione è più che sufficiente, sebbene non eccelsa nelle scene dazione, ma comunque di un certo professionismo; è la sceneggiatura che ci convince poco, che non riesce ad appassionare, che tratta tutto in maniera troppo semplice e non delinea a dovere i suoi personaggi (oltre al fatto che alcuni sono molto antipatici). Per questo, conoscendo la perizia di scrittura di Mamet, che ci sembra che lo show gli sia stato tolto di mano, livellandolo ad un cauto e medio nazionalismo che scontenta in molti. Anche gli attori non sembrano particolarmente convinti, a cominciare da Dennis Haysbert, mitico presidente Palmer in 24, serie contestata per il presunto estremismo repubblicano. In America non tutti hanno gli occhi per vedere.
Emanuele Rauco







