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High school team, della sacralità dello sport

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High school team****
A volte capita, nonostante la passione ci abbia fatto vedere migliaia di ore, episodi, serie, di restare ancora sorpresi, di trovarsi di fronte a qualcosa di inaspettato. Non a qualcosa di bellissimo, ché quello capita ancora, ma davanti ad un prodotto che non ci aspettavamo.
Associando le variabili football, provincia americana e liceo ci è subito venuto in mente l’ennesimo prodotto giovanil-sportivo, su misura per adolescenti in vena di disimpegno, di testosterone sentimenti per belle ragazze; invece, Friday night lights (questo il titolo originale), in onda il giovedì su Fox alle 21, è un ottimo prodotto che supera le aspettative e le premesse.
La storia si svolge a Dillon, in Texas, dove la squadra di football del liceo sta per iniziare una stagione decisiva alla guida del nuovo allenatore, Eric Taylor: attorno a lui si concentrano le speranze dei giocatori, delle famiglie, delle ragazze e delle mogli, ed anche quelle delle piccole istituzioni locali, interessate ai risvolti commerciali del campionato.

Ideato da Peter Berg, a partire da un film da lui scritto e diretto, scritto dallo stesso con Buzz Bissinger e diretto sempre da Berg e da Jeffrey Reiner, è un dramma sportivo corale, molto teso ed appassionante, che oltre a raccontare, con notevole piglio, la difficoltà di una squadra, gli allenamenti, i rapporti interni ed esterni, le tattiche e la partita (ottimamente messa in scena) è anche, se non soprattutto, un ritratto intenso, e molto accurato, della provincia americana, delle radici profonde di una cultura, di riti e miti fatti di Dio e sport, conservatorismo e voglie di novità, media borghesia e giovani rampanti: vecchi valori e nuovi orizzonti, in poche parole.
La cosa che sorprende di più nella serie è il tono serio ed intenso del racconto, senza le inutili aperture comiche o melodrammatiche di molti di questi prodotti, ma concentrato – come capita nei generi più adulti – sui fatti, sui personaggi, sui risvolti del racconti: merito principale, ed ancora una volta è cosa abbastanza sorprendente, va alla regia di Jeffrey Reiner, abile nell’usare la macchina a mano, nel restituire lo sguardo realistico di un mondo così distante dalle carinerie upper class, nel gestire la tensione di una settimana finalizzata in due ore: che è proprio la particolarità dello script, quello di ambientare ogni episodio all’interno di una settimana, descrivere l’attesa della partita ( le “Luci del venerdì sera”), approfondire il ruolo di giocatori, tifosi, allenatori.
Una serie di livello davvero interessante – sperando che lo mantenga nel corso delle puntate – che ha nella coralità e nel rifiuto alle scene madri ed agli assolo degli attori un altro punto di forza, riuscendo ad equilibrare perfettamente un bel cast capitanato da Kyle Chandler e Conie Britton, rispettivamente Mr. & Mrs. Taylor. L’ennesima riprova (ma ce n’è ancora bisogno?) che per fare dell’ottima narrativa televisiva servono talenti ed idee, ed un pubblico pronto a seguirli, non necessariamente milioni di euro e roboanti trovate commerciali. E’che forse, non dappertutto il talento paga.

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