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3 Libbre

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 VOTO: ** 1/2 (su *****)


C’erano una volta i polizieschi procedurali, quelli in cui l’indagine era seguita da vicina, attenta ad ogni risvolto dell’indagine - soprattutto scientifico - e che aveva (ha e avrà) come capostipite C.S.I.: partendo da lì sono piovute tutta una serie di imitazioni e riproposizioni più o meno riuscite, che continuano tutt’ora a riempire i palinsesti non solo americani.
Poi è tornata l’epoca dei medici, dei dottori con e senza cuore in mano, guidati dalla cinica e scontrosa verve di Gregory House e della sua divisione medica: quindi, per sfruttare l’incredibile successo riscosso ovunque, le reti televisive non potevano non scontrarsi a colpi di clone. E così la Cbs, per fronteggiare la rivale Fox, decide di mettere in cantiere una serie da copia e incolla: 3 libbre, appunto.
Il plot ha un che di vagamente già sentito: un neurochirurgo burbero e scontroso Douglas Hanson, che non vuole avere a che fare con colleghi e pazienti, è però anche un genio e quindi tutti lo accontentano. E poi, forse, anche lui ha dei problemi neurologici che gli fanno vedere una bambina in abito da mare.

Creato da Peter Ocko, e diretto – tra gli altri – da Ken Girotti e Davis Guggenheim, un dramma medico talmente simile a Dr.House, da sfiorare il plagio in più occasioni, tanto da farci chiedere cosa non abbia spinto i dirigenti Fox a non sporgere denuncia: i protagonisti hanno lo stesso carattere, gli stessi difetti comportamentali, gli stessi meriti professionali, lo stesso conflittuale rapporto con gli altri medici (se non che il peggior rivale di Hanson, lavora accanto a lui), perfino una malattia che potrebbe debilitarli sul lavoro.
In più, come se il pubblico fosse stupido, e non capisse certe cose, la rete (che ha inventato il già citato C.S.I., ed ha deciso di copiare anziché essere copiata) ha lanciato la serie come diretta antagonista del più celebre dottore del mondo televisivo, parlando esplicitamente di “anti Dr. House”; ma il pubblico non è stupido, ed ha reso la serie uno dei più clamorosi flop degli ultimi anni, dato che degli 8 episodi prodotti, ne sono stati trasmessi solo 3.
Ora fanno il loro passaggio in Italia su Fox, il giovedì, alle 21,55, con tutti gli episodi prodotti; ma se possiamo permetterci un consiglio, già il pilota ci ha detto molto sull’eventuale qualità della serie. Oltre che fastidiosa, per l’eccessiva evidenza del calco, la serie è anche poco interessante ed abbastanza noiosa: i casi sono visti più volte e costruiti secondo la struttura della serie con Hugh Laurie, i personaggi sono piatti e vuoti, incapaci di creare lo spirito di gruppo (con relative tensioni) di un equipe medica. Che a ben vedere, è inesistente, dato che gli unici appoggi di Hanson sono un medico new-age che spiega a pazienti e spettatori ogni movimento del neurochirurgo (capirete che il divertimento non ne guadagna), ed una fisioterapeuta più sexy e maliziosa che competente.
Tutte le caratteristiche vincenti del prototipo (dilemmi morali, tensione thriller, ritmo teso e calcolato) vengono tutte messe da parte per evidenziare la forza ed il carisma del protagonista, ma proprio qui casca l’asino: il personaggio non ha né forza né carisma, non ha l’irresistibile sarcasmo del dottore col bastone ne la sua capacità medica. E’ solo uno bravo ed un po’ cafone, che si trova di fronte casi, forse difficili ma poco interessanti. E non riesce a far affezionare il pubblico, nemmeno alla sua presunta malattia.
Il demerito principale, più che di sceneggiature da compitino accademico, con tutti i personaggi ai loro posti, va alle regie, che non riescano mai a creare suspense, a dare uno stile visivo avvincente, ad appassionare ed emozionare. A far decidere lo spettatore di vedere anche l’episodio successivo. Nonostante il protagonista scelto, Stanley Tucci, sia un ottimo attore con momenti di grandezza ed avesse il potenziale giusto per far splendere il personaggio. Che però non c’è, pallido come una brutta fotocopia di un originale di gran lunga migliore.

Emanuele Rauco

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