Ci siamo arrivati finalmente. Non alla fine, ché manca ancora una serata, al punto basso, al nadir morale e spettacolare di una manifestazione di cui ogni anno, ogni giorno, ogni blocco di più si sente e si respira lodore degli anni e dellinutilità; stavolta si è sentito molto forte anche lodore della mancanza di rispetto. Verso gli spettatori e verso i partecipanti alla gara.
Il venerdì è la serata tradizionalmente dedicata alla finale dei giovani, ma da qualche tempo, per arginare la carenza dascolti, e per soddisfare le pressanti richieste delle case discografiche, si da la serata in pasto ai superospiti: cantanti italiani di vara caratura, tutti rigorosamente in promozione, che cannibalizzano lo show. Con buona pace dei ragazzi che lì, aspettano il turno di trasformare il proprio sogno in realtà. I discografici, proprio coloro di cui questi giovani avrebbero dovuto fidarsi, a cui hanno concesso il deblender per correggere le stonature (ma forse aveva le pile scariche), lascolto in anteprima per poter andare in radio prima, lordine rigorosamente comprato in base allo share, hanno fatto sì che lultima dei giovani in gara abbia cantato alluna di notte. Indegno.
Indegno soprattutto visto tutto ciò che li ha preceduti: unabnorme vetrina di artisti (lesa maestà questa parola), di marchette indigeste che gli ascolti hanno premiato fino ad un certo punto, di uno show dal ritmo arcaico e dai contenuti funerei. Una sorta di Festivalbar con lAlzheimer.
La scenografia scintillante ed il bel vestito corto brillante di Michelle vengono subito rovinati dal meccanismo dellestrazione con cui si esibiranno i giovani: a questa umiliazione si aggiungeranno una giuria di qualità che vota come allo Zecchino dOro (ed il livello artistico dei membri è lo stesso) e la rivelazione dello stesso voto. Come se fossero mocciosi a scuola che si possono prendere in giro; ma vedrete che i discografici impediranno tutto questo ai coccolati big.
Comincia Marco Baroni e la sua esibizione è più piatta della 1^ serata, la voce avvince meno, la musica è banalotta. Per non turbare i signori del disco, lordine di esibizione degli ospiti è alfabetico ed i conati già cominciano: meno male che Franco Battiato è il miglior cantautore italiano, e pur senza dannarsi lanima, ammalia con una versione orchestrale de La Cura, e con Il Vuoto assieme ad una punk band femminile.
Il ritmo è già agonizzante allinizio. Sara Galimberti non lo ravviva, nonostante la scena rosso fuoco sia lunico sussulto di passione della serata, anche perché il suo è un brutto tango. Fortunatamente il momento da annali dellorrore arriva quasi subito: Gigi DAlessio dimostra il suo discutibile (e di dubbia provenienza) potere politico occupando militarmente la scena per mezzora, con la sua musica orrenda ed una malcapitata diva francese. Ne scriviamo solo per dovere di cronaca.
Elsa Lila dimostra che per giudicare le canzoni servono più ascolti: la sua canzone si rivela un mattone cantato alla Celine Dion (cioè con una patata in gola) e pesante nella musica e nei testi. Michelle continua a vestirsi comme dhabitude e lo show è probabilmente ai minimi storici; anche perché se per risollevarlo si devono dare 250.000 a Penelope Cruz per unintervista abbastanza idiota, inutile, banale, che non serve a nessuno, i sedicenti autori dovrebbero fare 3 mesi di vergogna pubblica.
Il tedio è così assoluto che quasi non sapremmo di cosa scrivere, ci resta solo lo zapping. E meno male che sarebbe stato il festival della competizione e delle canzoni. Chiambretti, perlomeno, ha una certa verve. Ed anche Elisa, vestita magnificamente e conciata come la Nikita di Besson, riporta musica a Sanremo. Ma anche lei è costretta a debordare con i bambini. Neri Marcorè è un ottimo Ligabue, ma non fa molto ridere.
Dopo 2 ore ed un quarto, ci si ricorda che cè una gara: anche i Pquadro, purtroppo, ce lo ricordano: la loro canzone è inutile e loro sono i simboli della gioventù italica inebetita e narcotizzata dalla tv. Si va avanti con Tiziano Ferro, la sua è una decorosa partecipazione alimentare, ma la lunghezza di ogni parte dello spettacolo è insopportabile. Anche perché si prosegue subito con Gianna Nannini (brava, per carità), che sciorina un lungo e brutto estratto dal suo musical che rovina la sua musica. La Hunziker ha il vestito più brutto della serata, e fa il paio con la Nannini.
Tocca a Fabrizio Moro, latmosfera è cupa e scarna, il suo è un bel parlato, non originale, ma convinto, forte, intenso. Mentre pesante e kitsch, nella musica, nel look, nel modo dessere, è Renato Zero, che, deo gratias, dura poco, ma nonostante ciò ci si augura perda la voce prima di tirare una predica aziendalista.
Stefano Centomo sembra stia più male, al limite dellembolo, mentre canta una canzone che è la quintessenza di Sanremo, che almeno ha una discreta melodia. Visto labissale ritardo si è costretti ad un tour de force, in cui si passa rapidi a Romina Falconi, che è ancora più bella dellesordio, ma ha la stessa canzone piatta, che non le fa volare neanche la voce. E si finisce, come già detto alluna, con Jasmine, col suo funky-pop liscio come lolio, che non lascia traccia.
Dopo un omaggio, pur meritato, ad Armando Trovatoli, che è lultimo colpo di grazia senile della serata, arrivano i risultati: 3^ Romina Falconi, 2° Stefano Centomo, 1° (meritatamente) Fabrizio Moro. Ma siamo così turbati da questa serata, che non riusciamo ad essere un po soddisfatti: in attesa del finale mai così atteso, riusciamo però ad essere irritati ed un po schifati.
Emanuele Rauco







