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San Patrizio alla riscossa

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E' quella che gli esperti di comunicazione, marketing e quant'altro chiamano congiuntura: circostanza, condizione particolare e caratteristica di un periodo, che di solito non ha spiegazioni evidenti se non dopo attente analisi.In pratica, quello che sta succedendo all'Irlanda ed alla sua inaspettata e (quasi) inspiegabile ribalta sugli schermi, televisivi e cinematografici.
Infatti negli ultimi tempi sono ben tre le opere che, in un modo o nell'altro, si occupano della verde terra accanto all'Inghilterra (guai a dire britannica!): Brotherhood, serie di Blake Masters (produzione Showtime) in onda su Fx il lunedì alle 23 ed in replica il giovedì alle 21 e la domenica alle 22, The departed, il nuovo grande film di Martin Scorsese già nelle sale da qualche giorno e Il vento che accarezza l'erba, ottimo film di Ken Loach, vincitore della palma d'oro e da venerdì 10 nelle sale.

Le prospettive, i toni, i temi ed i racconti sono molto diversi tra loro, ma in fondo non troppo, vista la proverbiale inamovibilità del popolo irlandese dalle sue convinzioni: la serie di Masters- debitrice del gioiello Ez streets di Paul Haggis -racconta il ritorno a casa di un ex boss della mafia irlandese che decide di riprendersi la città (chiaramente Boston) fronteggiando anche suo fratello, uomo politico ormai sulla rampa di lancio verso i posti che contano; il film di Scorsese gli è affine, sia perchè è ambientato in America, sempre a Boston, sia perchè racconta anch'esso degli scontri e degli inganni e delle meschinità all'interno della famosa (famigerata?) "fratellanza" celtica, simboleggiata da una potente gang criminale e dai rivali poliziotti.
Diverso e lontano per tempi e temi, ma forse proprio perciò vicinissimo, come a sottolinearne le radici storiche, il film di Loach, che racconta (con un occhio al magnifico Michael Collins di Neil Jordan) la lotta del popolo irlandese, organizzato in squadre di resistenza, contro la violenta repressione del governo britannico: un film storico, certo, ma anche politico e soprattutto molto moderno e concreto, perchè raccontando la storia della politica irlandese traccia un quadro preciso ed appassionante del popolo irlandese, delle loro radici psicologico, dell'inconscio- personale e collettivo -che li racchiude (anche per questo è un film epico).
Proprio in questo contesto, la parabola tragica dei fratelli loachiani (dalla comunione politica all'odio in nome degli stessi ideali) si lega fortemente con quella dei rivali di Scorsese, che vivono sulla propria pelle, la corruzione e la devastazione di ogni certezza e lealtà, la morte dei sogni (politici) di gloria, e ancora di più con quella dei fratelli di Masters, che, consapevoli del cinismo e della disillusione imperanti anche in un popolo che ha fatto della coscienza d'ideali una bandiera (chiaramente bruciato dall'individualismo americano), sfruttano ogni debolezza altrui ed ogni falla nel sistema (marcio) per arricchire il proprio personale interesse.
Sono finiti i tempi in cui un flauto celtico od una brughiera facevano tremare i cuori, i tempi di William Wallace a cui si rifanno anche band italiane come i MOdena City Ramblers: ma anche in questo declino morale e lutto ideologico, l'Irlanda sa sempre attrarre artisti e pubblico in nome di una civiltà, che nonostante il cedimento, resta senza tempo.

Emanuele "J.Liman" Rauco


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