Di questo inizio turbolento di stagione televisiva ne hanno parlato tutti. Programmi cancellati, spostati di giorno e orario, rivoluzioni da un giorno allaltro che hanno fatto arrabbiare non poco i telespettatori italiani. Tutti hanno puntato il dito contro chi, per difendere determinati investimenti, ha stravolto i palinsesti dal giorno alla notte. Una vera autocritica fatta dalla televisione, però, non è arrivata. Solo in una puntata di Matrix di Enrico Mentana si è affrontato il problema, la tv ha cercato di parlare si se stessa senza autocelebrarsi per una volta, senza portare in auge personaggi dimenticati e da rilanciare per un paio di punti in più di share. Purtroppo, infatti, sempre più spesso assistiamo a talk show televisivi che hanno come tema centrale la televisione, i suoi vezzi le sue finte crisi. Come quella dei reality che, prima venivano bistrattati da tutti ma andavano molto bene, oggi invece vanno male e quindi cè un motivo in più per parlarne male. Insomma Giletti si schernisce contro linvasione dei reality, ne parla nella sua Arena, ne fa parlare ai suoi ospiti. Tutti dicono la loro, celebrano il funerale di un genere televisivo che ormai non tira più. E allora perché parlarne? Perché farci puntate su puntate? Perché di rimpetto, a Buona Domenica si continuano a far litigare la Mussolini e Sgarbi? Forse le posizioni dei due non sono chiare al pubblico italiano? Nulla di tutto ciò, le posizioni delle due parti si conoscono bene, eppure li si continua a mettere contro per cercare nuove risse, nuovi strepiti. La risposta più semplice? Le risse, verbali e non, servono per fare ascolto. Questo è vero ma non basta a spiegare il vezzo della televisione moderna che ha perso la capacità di trovare argomenti reali di discussione per riempire i programmi e si rifugia nel parlare di se stessa, di Mara Venier che non lavora più in Rai, di Zequila che chiede scusa per la telerissa con Pappalardo, di Anna Falchi che non apprezza il comportamento di Simona Ventura etc etc... Quando le tv metterà da parte la sua autoreferenzialità allora potrà parlare di essa con occhio più critico e vicino al telespettatore. Sino ad allora accontentiamoci di Giletti, i suoi ospiti e i suoi dirimpettai.
Giorgio De Luca







