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Dr.House-Medical Division

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Dr HouseE' tornato, e non si può che gridare finalmente!
Italia 1 ci ha fatto penare, persino temere che potessero giocarsi la 1^ tv sul digitale terrestre e rinviare la messa in onda in chiaro a dopo l'inverno; invece, per una volta, hanno riflettuto non solo da tv commerciale, ma anche riflettendo un pò di più su scelte editoriali e rapporto con il pubblico, e così il Dr. Gregory House, atteso dall'estate dell'anno scorso, si è rifatto vivo sugli schermi Mediaset (e per chi è nostalgico o semplicemente neofita, dal 20 Settembre la 1^ stagione su Fox). La domenica. Alle 20,45. Ed è di nuovo goduria, ci si passi il termine un pò goliardico.
Perchè "Dr.House" è una grande serie, nonostante sia solo alla 2^ stagione, un eccezionale intrattenimento che diventa anche prelibato frutto per la mente, nonchè un encomiabile esercizio di stile. Perchè "House" sta alle serie mediche come "Colombo" sta al giallo; o meglio House è il Colombo delle serie mediche, come struttura e come impostazione del personaggio.

"House" è forse il primo giallo medico consapevole della storia della tv- escludendo "Un detective in corsia", in cui l'ambientazione medica era un pretesto -in cui tutto l'intrigo ruota attorno alla medicina ed alla patologia: il protagonista, un diagnosta di fama mondiale, è il detective, i sintomi sono gli indizi e la malattia è il colpevole, le analisi sono le indagini, anche se non poche volte i dottori del team devono introdursi a casa dei pazienti per investigazioni vere e prorie. Se poi vogliamo aggiungere che gli autori, capeggiati dal creatore e produttore David Shore, hanno seminato qua e la riferimenti a Sherlock Holmes il quadro è completo.
E Gregory House è tutto tranne che il classico medico televisivo: reso zoppo dall'infarto di un muscolo della gamba, è un genio scostante, sarcastico, intrattabile, acido e scorretto (anche eticamente) per cui non conta il malato da curare quanto la malattia da combattere, un solitario per scelta che cerca costantemente rapporti umani da rovinare; ma soprattutto un dottore che fa dei propri limiti umani i punti di forza professionali, le carte da giocare contro i sentieri infiniti della patologia.
Un esempio di antieroe che a furia di scioccare, spiazzare, insultare è finito per far innamorare di se il suo staff (decisamente subordinato al suo carisma) e milioni di spettatori, 20 milioni in America, 3½ in Italia, e viene da chiedersi perchè: forse perchè dice la verità soprattutto quando non dovrebbe, perchè minimizza il sentimentalismo imperante nei medical dramas (vedasi l'altrettanto fortunato, ma quasi complementare "Grey's Anatomy"), perchè fa della medicina e dei suoi insondabili percorsi una riflessione sulla fragilità del corpo e la potenza della mente umana.
O più semplicemente perchè un gioiello di narrazione e scrittura misto ad una recitazione da applausi: costruito con suspense calibratissima, mescolando la tensione medica e quella etica con il piacere primitivo della narrazione (come andrà a finire?), affidando il peso della riuscita, più che ad una pur attenta regia, ad una prova d'attore che sembra un one man show, a cui Hugh Laurie (vincitore per il ruolo di un Golden Globe, di un Satellite Awards e di due premi consecutivi dei critici televisivi) presta, viso, voce, fisico e sottile talento.
Dopo soli 4 episodi di questa 2^ stagione, mentre in America sta cominciando la 3^, possiamo dire che il livello è rimasto quello altissimo dell'esordio, specie dopo l'arrivo di Stacey, l'ex-compagna di House, la donna che gli ha definitivamente cambiato la vita- e non solo perchè ha deciso l'asportazione del muscolo ferito -che promette, nel ruolo di avvocato dell'ospedale, non pochi stravolgimenti (magistrale l'episodio in cui praticano un autopsia da viva ad una bambina malata di cancro), anche sentimentali.
E così siamo pronti ad entusiasmarci per questa stagione a quanto pare eccezionale, divisi ancora tra l'ammirazione per quest'uomo intrattabile e la speranza di non trovarsi mai sotto le sue mani.

Emanuele Rauco

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