Lidea di una trasmissione che può terminare in ogni momento e,
perfino, in anticipo rispetto a quanto programmato mi sembra una
innovazione più che piacevole e interessante. Lo è soprattutto se la
trasmissione in questione è condotta da Maria De Filippi, anche perché si è fortunati, quando ci si sintonizza su Canale5, se non la si vede in video.E, in effetti, Unan1mous la sua dose dinnovazione ce lha: nove concorrenti rinchiusi in un bunker (ma con relative comodità) devono scegliere, senza eliminazioni, nomination o televoto, il vincitore del programma. Ununica clausola suggellerà questa vittoria: lunanimità. Il processo psicologico che si cela dietro questo meccanismo è quantomeno intrigante. Ma vedendo in onda la versione italiana di questo reality si capisce come le buone intenzioni iniziali vengano chiaramente degenerate dalle necessità e dai processi di un qualsiasi show televisivo. Innanzitutto la spropositata somma che costituirebbe il montepremi finale (un milione e 500mila euro), se questo non venisse decurtato di circa 25 euro ogni secondo. Alla fine sarà sempre una vincita altissima, che per quattro settimane di reclusione è a dir poco esagerata.
E forse potrei vedere un perché nel caso ci fosse un regolamento, delle scadenze fisse e controllate. Invece nellUnan1mous targato De Filippi decidono tutto gli autori: cambiano le regole,
includono o escludono dalla possibilità di vittoria, rivelano ad arte
segreti e storie private dei concorrenti, fanno il bello e il cattivo
tempo. Non sia mai che lunanimità sarà poi finalmente raggiunta
nellultima, attesissima e seguitissima puntata in cui i partecipanti
dovranno decidere allunisono il vincitore oppure veder svanire
definitivamente e per tutti il tanto agoniato montepremi.
Magari sono tutti dubbi illegittimi e da persone che cercano il marcio in tutto. Ma non posso fare a meno di pensare che, con un meccanismo così rischioso e così interessante, non ci sia chi lo manovra ad arte per richiamare quanti più telespettatori possibili. Perché, come ha ben detto Selvaggia Lucarelli, «stasera ho gente a casa, vado a giocare a sette e mezzo; forse vince chi fa due con quattro figure ma lo decido a metà partita, tanto sono la padrona di casa, mica uno spettatore fesso».
Paolo Armelli
Magari sono tutti dubbi illegittimi e da persone che cercano il marcio in tutto. Ma non posso fare a meno di pensare che, con un meccanismo così rischioso e così interessante, non ci sia chi lo manovra ad arte per richiamare quanti più telespettatori possibili. Perché, come ha ben detto Selvaggia Lucarelli, «stasera ho gente a casa, vado a giocare a sette e mezzo; forse vince chi fa due con quattro figure ma lo decido a metà partita, tanto sono la padrona di casa, mica uno spettatore fesso».
Paolo Armelli







