Con un pò di ritardo sulla cerimonia di premiazione, avvenuta il 16
gennaio, ci si appresta a parlare della notte dei Golden Globes, i
premi che l'associazione della stampa estera in America da annualmente
a film e serie tv, che èil ramo che ci interessa ora. Ma non tanto per
fare una cronaca della cerimonia, quanto per analizzare attraverso i
premi il palinsesto statunitense e di riflesso, quello italiano. Nelle
previsioni i tre premi maggiori: LOST ha vinto il globe come miglior
serie drammatica, forte dei molti premi già raccolti (tra cui l'Emmy) e
del successo imponente, in attesa che dal 6 marzo anche Rai 2 si decida
a trasmetterlo in chiaro (mentre ancora non è chiaro, mi si passi il
gioco di parole, quando Fox trasmetterà la seconda stagione su
satellite); DESPERATE HOUSEWIVES ha vinto come miglior serie commedia,
premio meritatissimo, nonostante le polemiche che accompagnano la 2^
stagione, accusata di minor cura delle sceneggiature (ma sia il
pubblico americano che quello italiano su FoxLife può constatare come
l'accusa sia un pò pretestuosa);
mentre EMPIRE FALLS (della HBO) ha
vinto il premio come miniserie dell'anno, ma su questo non possiamo
giudicare, perchè questo tipo di prodotti arriva raramente in Italia,
ad eccezione di quelle che hanno imponenti carte d'identità, come
"4400" (il 27 e 28 febbraio su rai 2) prodotta da Coppola, "Taken" o
"Band of brothers" prodotte da Spielberg (come lo sconfitto "Into the
west") o "Angels in America" scritto, diretto e prodotto da Mike
Nichols.
Gli attori drammatici premiati erano i favoriti nelle
rispettive categorie, sia Hugh Laurie, premiato per la grande prova in
DR.HOUSE-MEDICAL DIVISION (ed aspettiamo frementi la 2^ stagione ad
Aprile, su Italia 1), sia Geena Davis, vincitrice per COMMANDER IN
CHIEF (in autunno su Rai 1), in cui interpreta il primo presidente
donna a stelle e strisce (anche se a conti fatti ci sembrava più
meritevole Kyra Sedgewick in "The closer").
Sorprese invece per gli attori di commedia: tra gli uomini vince Steve Carell, per la versione americana di THE OFFICE, ma se il suo talento è quello mostrato nel film "40 anni vergine", non si spiega come abbia fatto a battere Zach Braff, il dottor Dorian di "Scrubs" (le cui repliche su Mtv sono sempre gustosissime); ma la sorpresa dell'anno arriva da Mary Louise Parker, vincitrice per WEEDS, che è riuscita nell'impresa titanica di sconfiggere tutte e 4 le casalinghe disperate (e deve essere davvero eccezionale se è riuscita a battere Marcia Cross, alias Bree Van der Kamp).
Tutto nelle previsioni invece per ciò che riguarda gli attori nelle miniserie con le vittorie annunciatissime (dagli Emmy in primis) di Jonathan Rhys-Meyers, interprete di "The king" Presley in ELVIS, e di S.Epatha-Merkerson (nota al pubblico per essere il tenente di "Law & order", ampiamente ringraziato), per LACKAWANNA BLUES, altra serie HBO.
Ancora vittorie previste nelle categorie dei non protagonisti, agguerritissime, dato che non c'è alcuna differenza tra dramas, commedie e miniserie: tra gli uomini vittoria d'obbligo per Paul Newman in EMPIRE FALLS, vista la precedente vittoria dell'Emmy, tra le donne molto meritato il premio a Sandra Oh, vale a dire Cristina in GREY'S ANATOMY e chi sta seguendo la 2^ stagione su FoxLife sa come sia davvero la migliore del cast.
La serata è stata piacevole e ha ribadito ancora una volta quale sia il vero fiore all'occhiello della tv, o meglio dell'industria tv americana, una qualità altissima dentro un meccanismo politico-commerciale che sa far girare i suoi prodotti ad alto livello, a differenza del cinema dove la crisi la risolvono abolendo le idee. La prova sta nel fatto che tra gli attori candidati ci siano molti attori di cinema, che un attrice tv (Felicity Huffman) abbia vinto il globe per un film (TRANSAMERICA) e non per una serie, che non esista una barriera elitaria tra le due cose, perchè la tv è un meccanismo, industriale ma anche culturale, che è stato portato dentro il popolo e non è frutto di una costrizione dall'alto, come in Italia dove si accetta passivamente ciò che il pubblico sgue perchè non ha altro tra cui scegliere, creando un circolo vizioso che impedisce la nascita di un'industria culturale anche in Italia.
E nell'attesa di qualcuno e qualcosa che riesca ad invertire la rotta nostrana, continuiamo a vivere di riflesso degli allori e dei piaceri altrui.
Emanuele Rauco
Sorprese invece per gli attori di commedia: tra gli uomini vince Steve Carell, per la versione americana di THE OFFICE, ma se il suo talento è quello mostrato nel film "40 anni vergine", non si spiega come abbia fatto a battere Zach Braff, il dottor Dorian di "Scrubs" (le cui repliche su Mtv sono sempre gustosissime); ma la sorpresa dell'anno arriva da Mary Louise Parker, vincitrice per WEEDS, che è riuscita nell'impresa titanica di sconfiggere tutte e 4 le casalinghe disperate (e deve essere davvero eccezionale se è riuscita a battere Marcia Cross, alias Bree Van der Kamp).
Tutto nelle previsioni invece per ciò che riguarda gli attori nelle miniserie con le vittorie annunciatissime (dagli Emmy in primis) di Jonathan Rhys-Meyers, interprete di "The king" Presley in ELVIS, e di S.Epatha-Merkerson (nota al pubblico per essere il tenente di "Law & order", ampiamente ringraziato), per LACKAWANNA BLUES, altra serie HBO.
Ancora vittorie previste nelle categorie dei non protagonisti, agguerritissime, dato che non c'è alcuna differenza tra dramas, commedie e miniserie: tra gli uomini vittoria d'obbligo per Paul Newman in EMPIRE FALLS, vista la precedente vittoria dell'Emmy, tra le donne molto meritato il premio a Sandra Oh, vale a dire Cristina in GREY'S ANATOMY e chi sta seguendo la 2^ stagione su FoxLife sa come sia davvero la migliore del cast.
La serata è stata piacevole e ha ribadito ancora una volta quale sia il vero fiore all'occhiello della tv, o meglio dell'industria tv americana, una qualità altissima dentro un meccanismo politico-commerciale che sa far girare i suoi prodotti ad alto livello, a differenza del cinema dove la crisi la risolvono abolendo le idee. La prova sta nel fatto che tra gli attori candidati ci siano molti attori di cinema, che un attrice tv (Felicity Huffman) abbia vinto il globe per un film (TRANSAMERICA) e non per una serie, che non esista una barriera elitaria tra le due cose, perchè la tv è un meccanismo, industriale ma anche culturale, che è stato portato dentro il popolo e non è frutto di una costrizione dall'alto, come in Italia dove si accetta passivamente ciò che il pubblico sgue perchè non ha altro tra cui scegliere, creando un circolo vizioso che impedisce la nascita di un'industria culturale anche in Italia.
E nell'attesa di qualcuno e qualcosa che riesca ad invertire la rotta nostrana, continuiamo a vivere di riflesso degli allori e dei piaceri altrui.
Emanuele Rauco







