Tre ore di programmi italiani a settimana
sulla tv pubblica cinese, per un totale di 156 ore in un anno, con la
possibilita' di tre interruzioni pubblicitarie ogni volta che potranno
raggiungere una platea di 340 milioni di famiglie, circa 1 miliardo di
persone. Questi i termini dell'accordo di durata annuale tra la Rai e la tv
pubblica cinese, che sara' firmato il 20 gennaio a Pechino dai
consiglieri d'amministrazione Rai Carlo Rognoni e Giuliano Urbani, per
partire poi probabilmente dalla primavera. Lo scambio, che rientra nelle iniziative di ''Italia in Cina
2006'', vedra' anche nascere in Italia un canale in digitale terrestre
tutto cinese, CCTv9, con programmi d'informazione pero' in lingua
inglese, che andra' nel secondo Multiplex Rai, quello che gia' ospita
anche Sat 2000.
I programmi italiani che verranno trasmessi in Cina saranno in lingua originale e poi tradotti o piu' realisticamente sottotitolati, e con le interruzioni pubblicitarie tutte italiane, serviranno a far conoscere il made in Italy ad una cosi' sterminata platea.
L'accordo prevede uno scambio anche sulla raccolta pubblicitaria: quella dei programmi italiani sul canale cinese sara' gestita dagli italiani e gli introiti, sotto i 3,5 milioni di euro, andranno alla Rai per il 70% e al 30% alla Cina. Situazione invertita per CCTv9 in Italia, mentre sopra la cifra dei 3,5 milioni di euro si passera' al 50% a testa.
''E' una grande possibilita' per l'Italia creativa - commenta il consigliere Rai Carlo Rognoni - e rientra in un contesto importante come quello dell'anno di 'Italia in Cina 2006', che nasce su iniziativa del presidente della Repubblica Ciampi, e che si inaugura il 19 gennaio''.
Per Rognoni comunque si tratta ''di buttare un seme che puo' produrre risultati in prospettiva''. E questo ovviamente in un mercato sterminato ''e di fronte ad un forte interesse da parte cinese per lo sviluppo digitale, anche in vista delle Olimpiadi del 2008. Non a caso hanno intenzione di far partire presto - aggiunge il consigliere - un bouquet di 17 canali satellitari in Europa di promozione dell'universo cinese, che si chiameranno 'La grande muraglia. Forte sviluppo nel settore dei media che vedra' anche l'arrivo in Cina di 87 canali sempre satellitari, mentre lavorano nell'alta definizione''.
D'altra parte c'e' anche un forte interesse del resto del mondo per lo sviluppo nel mercato delle comunicazioni in Cina: ''esiste anche un progetto dell'Ebu (che riunisce i servizi pubblici europei) di cui la Rai fa parte - sostiene Rognoni - che sta valutando la creazione di un canale multilingue satellitare in Cina''.
''Insomma - spiega ancora il consigliere - va finalmente in porto un progetto che la Rai rincorre da molto tempo. Era stata la Annunziata, come presidente Rai, ad aprire una fase di trattative, che pero' erano naufragate vista l'impossibilita' - come dettava l'Autorita' per le garanzie nelle comunicazioni - di realizzare un canale digitale senza una gara pubblica, gara a cui la Cina non poteva partecipare. Cosi' era naufragato tutto ma poi questa difficolta' si e' superata visto che si e' riusciti ad assegnare un canale attraverso l'asta solo a Sat 2000, e quindi grazie ai buoni uffici miei e del consigliere Urbani siamo riusciti ad arrivare a questo accordo''.
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