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La crisi colpisce le locali, tre emittenti piemontesi a rischio

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18003416_digitale-terrestre-piemonte-tre-storiche-tv-locali-sull-orlo-del-baratro-0La crisi inizia a farsi sentire nel settore radiotelevisivo locale e si iniziano a mietere le prime vittime. Incerto il futuro per tre storiche emittenti piemontesi, la cui avventura rischia di giugere al capolinea. Stiamo parlando di Telesubalpina, Videogruppo Piemonte e Telestudio Torino, che in questo periodo stanno affrontando un momento molto difficile, rischiando forti tagli (per qualcuna è già avvenuta) e la chisura per motivi che variano l'una dall'altra.


Per Telesubalpina, controllata dalla Diocesi e di proprietà del Gruppo Editoriale San Paolo (noti anche come Paolini e che controlla Telenova), hanno deciso di chiudere le attività della redazione torinese entro fine anno mantenendo solo le produzioni dei tg locali, mentre per il resto la programmazione sarà solo di prodotti provenienti da Telenova (e che ripete anche alcune trasmissioni di Tv2000, ndr). Le notizie arrivano dall'acrivescovo Cesare Nosiglia, che ha riunito i dipendenti dell'azienda (12 persone tra tecnici e redazione) e di cui è stato siglato un accordo che dal 1° Febbraio scatta la cassa integrazione a rotazione. La decisione è dovuta da un bilancio in rosso di 500mila euro l'anno che per il gruppo editoriale milanese era ritenuta insopportabile dopo che l'emittente, durante la gestione dell'ex arcivescovo Severino Poletto (che la cedette nel 2006 ai Paolini per far fronte alle spese per la ristrutturazione della chiesa del Santo Volto), ha rinunciato alla raccolta pubblicitaria per poi riprendersela più tardi agganciandosi ad un'agenzia milanese. Nosiglia avrebbe anche dichiarato che senza l'emittente la Diocesi rimarrebbe senza voce. Ad oggi, un'acquisizione dell'emittente da parte di terzi avrebbe sicuramente costi elevati.

Videogruppo Piemonte, di proprietà del Gruppo Mediapason di Sandro Parenzo (patron di Telelombardia e co-produttore di Servizio Pubblico), rischia anch'essa di essere ridimensionata. Dopo la fusione nel 2006 con Mediapason che avrebbe dovuto portare nuove sinergie, scatterà anche per loro la cassa integrazione. Le cause non sono ben note, ma sembrano dovute a politiche aziendali sbagliate che hanno fatto imbarcare acqua all'azienda negli ultimi anni, probabilmente dovute al gruppo milanese. L'emittente, oltre a diffondere in simulcast parte della programmazione di Telelombardia e Antenna 3 (sempre canali del gruppo, ndr) ed il programma Servizio Pubblico, produce, oltre al tg, anche il canale Torinow e produzioni proprie oltre al telegiornale locale. Sembra che l'intenzione sia quella di lasciare esclusivamente la produzione di alcune trasmissioni di punta (altre sono saltate da questa stagione) e del canale Torinow, in quanto dal sito Mediapason sono scomparse le pagine dedicate dell'emittente rimanendo solo quelle dedicate a Torinow.

Non si conoscono ancora bene le sorti di Telestudio Torino, di proprietà di Giuseppe Barberi (e che controlla assieme Quintarete e Sestarete), che per ora sembra che non voglia chiudere. Dalle pagine di Newslinet, Barbieri ammette le difficoltà del settore dovute alle enormi spese per la digitalizzazione, ma precisa che continuerà a trasmettere regolarmente. "Le difficoltà di questa particolare congiuntura economica - dichiara Barberi - sono innegabili, e il nostro settore soffre particolarmente per l'abbandono da parte del Governo. La decisione di espropriare le tv locali dei canali dal 61 al 69 per riservarli ai servizi di telefonia mobile, ha portato nelle casse dello stato quasi 4 miliardi di euro. Ma, nel contempo, gli indennizzi per le tv locali, che negli ultimi due anni hanno dovuto sostenere ingenti investimenti per l'adeguamento al digitale terrestre, sono passati da 400 milioni a 176 milioni di euro, cifra assolutamente insufficiente a ripagare gli investimenti fatti. La nostra volontà comunque è certamente quella di continuare a fare televisione e di essere la voce di un territorio ricco e produttivo come quello piemontese"

Dalle pagine della cronaca locale di Torino de "La Repubblica" (dove sono state tratte anche parte delle informazioni qui presenti) Alessandra Comazzi, segretaria dell' Associazione Stampa Subalpina, spiega così:
"La crisi è generale ma colpisce più forte le piccole emittenti private che soffrono il digitale terrestre, le difficoltà del mercato pubblicitario con il dumping dei grandi gruppi e le debolezze croniche del settore. Sarebbe utile che le sovvenzioni pubbliche, poche, premiassero le imprese virtuose, che hanno contratti regolari per i giornalisti e tecnici e non chi usa metodi spregiudicati".

Sicuramente non saranno le uniche emittenti a patire la crisi, ma sicuramente ci si inizia a domandare perchè accade ciò, visto che qui si parla di tre delle emittenti particolarmente seguite a livello locale e che finora non hanno mai dato segni di cedimento. Legislature ammazza-locali o semplicemente politiche aziendali sbagliate? Si spera che la situazione per questi emittenti ritorni normale.

Diego Giacobbi

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