La Cina ancora una volta stupisce, in negativo, il mondo intero, e questa volta lo fa con delle misure per limitare la libertà d'informazione nella regione del Tibet, da sempre sospettata dal regime locale di volere a tutti i costi l'indipendenza politica, e fortemente controllata attraverso politiche aggressive e repressive, fatte anche perché la regione è strategicamente importante per la Cina.
Ciò di cui vi sto per rendere conto è solo un altro dei metodi che il regime cinese ha usato per far sì che in Tibet vi sia a regnare solo la voce informativa statale cinese, attraverso la sostituzione forzata di antenne paraboliche e ricevitori, tale che non si possano più vedere canali stranieri.
In dettaglio, il governo cinese ha proceduto alla sostituzione forzata di antenne paraboliche e ricevitori, facendo sì che i nuovi ricevitori fossero in grado solo di vedere i canali televisivi graditi al regime, ed in particolare i soli canali CCTV News, CCTV 1 e CCTV 2, impendendo così alla popolazione locale di poter avere altri punti di vista; oltretutto, è stato inibito l'accesso ad Internet, cosicché la zona tibetana diventa mediaticamente isolata dal mondo. Il numero di ricevitori e parabole sostituiti è impressionante, giacché nella sola provincia di Gansu, a Maqu, sono stati sostituiti oltre 170 apparecchi.
Che pace ci può essere se non v'è libertà? Se il regime non cambierà le cose potrà anche diventare la tigre economica, ma sarà sempre una tigre monca...
Rocco Gullì