Mercoledì 25 Novembre 2009 21:39
dj GCE
Sempre più spesso ormai i militari in missione all'estero usano il mezzo radiofonico per comunicare con la popolazione locale, sia essa una radio di divertimento o una radio prettamente informativa. Due esempi sono i militari statunitensi in Afghanistan ed i militari italiani in Kosovo: sono due esperienze radicalmente diverse ma che comunque dimostrano l'impegno militare anche sotto il profilo radiofonico, specialmente se si tratta delle zone più calde del mondo, e mentre i primi usano la radio come mezzo di informazione, i secondi usano la radio anche come mezzo d'intrattenimento, spesso cercando di legare due popolazioni in conflitto fra loro.
I militari statunitensi in Afghanistan usano la radio a scopo meramente informativo, per cercare di riequilibrare l'informazione radiofonica, spesso compromessa in modo grave dai talebani, i quali distorcono le notizie per mettere contro i militari la popolazione civile, anche a costo di dire che le vittime degli attacchi talebani siano invece vittime di fuoco statunitense... Non si sa se la missione informativa riuscirà, ma perlomeno si avrà una voce in più, che porta anche lavoro alla popolazione locale, assunta per l'allestimento ed il controllo dei ponti radio.
Per quanto riguarda i militari italiani, invece, si parla di una delle esperienze che ha portato una radio informativa a diventare la regina degli ascolti in Kosovo: Radio West, radio del contingente, nata con l'aiuto della Rai e di RTL 102.5, e che da radio di ricongiungimento è diventata radio professionale d'intrattenimento, come chiaramente indicato nel sito dell'Esercito; essa, quindi, ha fatto molto più del suo scopo originario, ed è diventata il punto di riferimento dei kosovari, questo anche perché le trasmissioni sono in italiano, serbo ed albanese. Si tratta quindi d'un grandissimo successo per l'Esercito Italiano, con la speranza che Radio West rimanga anche quando in futuro vi sarà finalmente pace e stabilità in quei territori.
La radio, quindi, diventa così un nuovo strumento militare, forse decisamente più efficace di bombe e raggi del dolore...
Rocco Gullì