Il supplemento del Corriere della Sera (il Corriereconomia) ha dedicato un'ampia alla pay tv satellistare Sky, noi v'illustreremo i punti più salienti.Qui di seguito alcuni estratti dall'articolo di Edoardo Segantini:
«Sky si trova al centro di una nuova guerra mediatica, in buona parte determinata dal suo stesso successo. In termini di fatturato, l'anno prossimo secondo IT Media Consulting la tivù di Murdoch potrebbe superare Rai e Mediaset, diventando il «primo polo» televisivo italiano. E forse il più concentrato sull'evoluzione dei gusti del pubblico. «È il pubblico - dice il vicepresidente di Sky Italia Andrea Scrosati sintetizzando la strategia dell’azienda - che sceglierà le piattaforme tecnologiche preferite: l'azienda si adeguerà rapidamente».
Ma nel cielo di Sky si addensano le nubi. La Rai potrebbe non rinnovare il contratto che la lega all'azienda guidata da Tom Mockridge, contratto in scadenza a fine luglio, che consente agli abbonati al satellite di ricevere le tre reti Rai e i canali Raisat. Il progetto dell'emittente pubblica, insieme a Mediaset e con una piccola quota di Telecom Italia Media, è infatti quello di lanciare un «secondo polo» satellitare che partirà a luglio - Tivù Sat, la società presieduta da Luca Balestrieri - sfidando il monopolio di Rupert Murdoch.
Rinunciando a un super-veicolo come Sky, Viale Mazzini farebbe una scelta unica tra i servizi pubblici, che al contrario stanno cercando di utilizzare tutti i canali disponibili per raggiungere il pubblico «là dove si trova» (le parole sono della manager della Bbc Caroline Thomson), e tanto più il pubblico della pay-tv, di alto valore pubblicitario per censo ed età…
Per capire che cosa accade nell'etere bisogna ricordare che in tutti i Paesi la televisione satellitare a pagamento e ora il digitale terrestre stanno guadagnando rapidamente posizioni… È una vera e propria rivoluzione mediatico-pubblicitaria in cui Sky Italia gioca un ruolo da protagonista ma dove anche i concorrenti si muovono verso il digitale e la pay-tv. «Non so - dice ancora Scrosati - quali piattaforme useremo nel 2015. Certo il 31 dicembre 2011 scade il vincolo che ci impedisce di trasmettere via digitale terrestre, quindi dal 2012 potremo usare anche quel canale. Il dubbio riguarda la sua capacità trasmissiva piuttosto limitata, soprattutto per trasmettere alta definizione. E noi sull'alta definizione puntiamo molto, tanto che in un anno prevediamo di raddoppiare i canali in HD».
L'altra piattaforma tecnologica è l'Iptv, cioè la tivù via Internet veicolata sui cavi telefonici. «Sky Italia - dice ancora Scrosati - ha fatto una scelta diversa da quella della cugina BSkyb in Inghilterra, (che ha acquisito l'operatore Easynet, ndr): è stata quella di offrire il proprio bouquet sulle tre Iptv nazionali, Telecom Italia, Fastweb e Wind. Lo sviluppo di questa piattaforma dipenderà da due fattori: il primo è ancora il gradimento del pubblico; il secondo è l'effettiva ampiezza di banda che gli operatori metteranno in campo e la conseguente qualità di trasmissione».
Riassumendo, Sky vuole utilizzare tutte le tecnologie disponibili: dal satellite, di cui intende conservare il dominio, al digitale terrestre fino all'Iptv…».
Altro punto interessante è segnato dallo "staff al femminile". Di seguito l'articolo di Jacopo Tondelli:
«Chi sono le donne e gli uomini a cui Sky si è affidata in questi anni? Chi guida il gigante dell’imprenditore australiano nell’intricata matassa di questione tecnologiche, politiche e relazionali che costituiscono il mercato televisivo italiano? Tom Mockridge, certo, ma non solo. Naturalmente l’amministratore delegato neozelandese, 54 anni, resta il perno dell’azienda italiana del colosso di Murdoch. Ha iniziato da giornalista, ma è da manager che ha attraversato continenti e ruoli: negli anni Ottanta come membro dello staff del Tesoro australiano, prima di entrare nel gruppo News da assistente dell’amministratore delegato a Sidney. Il salto l’ha fatto a 42 anni, nel 1997, quando viene nominato amministratore delegato di Foxtel prima di sbarcare, nel 2000, a Hong Kong. L’Italia arriva nel 2003, con lo sbarco di Murdoch nella Penisola…
Assieme a Mockridge si muove una prima linea tecnica, editoriale e istituzionale giovane, di esperienza e provenienza internazionale, e con una notevole presenza femminile. La numero due della struttura guidata dall’amministratore delegato, Laura Cioli, rappresenta bene lo spirito con cui Sky recluta risorse nel nostro Paese: da quasi un anno al vertice operativo dell’azienda, prima ha lavorato come partner presso Bain & Company, poi è stata direttrice Strategie e Sviluppo, Operazioni e Business di Vodafone in Italia, prima di passare all’Eni con la carica di Retail Market e Power Senior Vice President. In Sky fanno capo a lei molti settori cruciali dal punto di vista tecnologico e commerciale.
Proseguendo lungo le linee dell’organigramma di Sky troviamo un altro «co-fondatore» di Sky Italia, il capo della finanza Domenico Labianca, un cinquantenne che ricopre il ruolo fin dalla fondazione…
Un ruolo di peso, data l’importanza che ha lo sport nel palinsesto e negli abbinamenti a Sky, è ricoperto da Andrea Zappia, 45enne nato a Tripoli, che da due anni detiene la carica di Vice Presidente dei canali sportivi, dopo vent’anni di carriera sempre legati al mondo dello sport…
La programmazione - ad eccezione dello sport e del canale notizie Skytg24, affidato al giornalista Emilio Carelli, arrivato dalle reti Fininvest fin dalla fondazione di Sky - è nelle mani della manager australiana Kathryn Fink, che Giorgio Gori citava assieme a Mockridge in un’intervista rilasciata al CorrierEconomia del 23 febbraio come esempio di una dirigenza temibile per la concorrenza. Sotto la sua responsabilità, la programmazione di cinema, intrattenimento e la pay per view della piattaforma, oltre ai rapporti con i canali terzi. La Fink, australiana di Melbourne, è direttrice dei programmi dal 2005, ma lavorava per Sky Italia ancora prima che nascesse, visto che era membro del team che ha progettato lo sbarco italiano del gruppo di Rupert Murdoch, di cui è stata assistente operativa a New York per diversi anni.
In epoca di difficoltà nel mondo dell’editoria, una menzione particolare la merita Ilaria della Riva, 38enne Vice Presidente alle risorse umane, che ha lungamente tessuto la tela dell’accordo che Sky Italia ha firmato il 14 maggio con tutte le sigle sindacali, e in cui l’azienda si è impegnata a mantenere inalterata l’occupazione e a garantire anche 400 lavoratori a tempo determinato.
A chiudere il quadro sono il capo del dipartimento legale Luca Sanfilippo e il 37enne Andrea Scrosati, vicepresidente della Comunicazione Corporate e mercati, che nei mesi scorsi si è trovato nel mezzo della «battaglia» con il Governo…».
L'ultimo tassello che hanno analizzato è quello prettamente economico a cura di Massimo Mucchetti:
«La prima televisione a pagamento italiana, Telepiù, ha cominciato a trasmettere nel 1991. Da allora è stata una traversata nel deserto che ha annichilito quattro proprietà: la Fininvest e i suoi 9 soci della prima ora, il gruppo Richemont del sudafricano Johann Rupert, i francesi di Canal Plus e i franco-americani di Vivendi-Universal che Canal Plus avevano comprato. L'Italia, con i sette canali generalisti di Rai, Mediaset e La7, sembrava una terra dov'era impossibile guadagnare come invece facevano le pay-tv nel Regno Unito e in Francia. Eppure, quando una proprietà mollava, ne spuntava subito un'altra. Finché, nell'aprile 2004, Telepiù è passata alla News Corporation di Rupert Murdoch, forse il più brillante e spregiudicato imprenditore internazionale dell'informazione e dell'intrattenimento multimediali. Con il marchio Sky, che riecheggia BSkyB, cuore inglese dell'impero televisivo della News Corp, la pay-tv italiana ha cessato di bruciare cassa il 30 giugno 2006, ma per dare il primo dividendo ha dovuto attendere la fine del 2008: il 18 dicembre, per la precisione, quando l'assemblea di Sky Italia ha ripartito l'utile di 418 milioni per 218 a riserva e a copertura delle residue perdite pregresse e per 200 milioni a remunerazione del capitale. Ma di questo dividendo, a suo modo storico, Sky Italia non ha dato notizia. Come mai?
L'amministratore delegato Tom Mockridge preferisce volare basso. Una Sky percepita come forte sarebbe motivo di preoccupazione per le tv generaliste. E chi si preoccupa poi reagisce. Come dimostra l’attuale resistenza della Rai all’offerta di Sky per avere i programmi di Raisat e RaiCinema per altri 7 anni. E come prim’ancora aveva dimostrato il governo Berlusconi aumentando l'Iva sugli abbonamenti alla pay-tv dal 10 al 20%, una decisione che cancella un'agevolazione fiscale in precedenza richiesta dallo stesso Berlusconi. Togliendo a Sky i loro programmi, soprattutto quelli in chiaro, e trasferendoli sulla loro piattaforma a pagamento, TivùSat, Rai e Mediaset pensano di penalizzare la pay-tv di Murdoch e di dare un possente traino ai loro bouquet a pagamento, che sono, peraltro, solo quelli del Biscione.
In effetti quella di Sky poteva sembrare una marcia trionfale. Nell'esercizio 2007-08, Sky Italia ha registrato ricavi per 2,7 miliardi di euro con un utile netto di 418 milioni, quasi quanto Mediaset che nel 2008 ha dichiarato un utile di 459 milioni su 4,2 miliardi di ricavi. Certo, Sky si è giovata di 180 milioni imposte differite attive, che derivano dalle perdite pregresse ancora deducibili, e non dalla gestione. Ma è un fatto che, nonostante la crisi e l’aumento dell'Iva, una banca come JP Morgan prevede un utile operativo di 400 milioni per l'esercizio 2008-09 che va a chiudere il 30 giugno. Un margine al quale andranno aggiunti un po' di proventi sulle ormai ricche disponibilità finanziarie.
Questi primi passi di marcia trionfale arrivano al termine di lunghe sofferenze…
La domanda, a questo punto, è: quanto fiato ha Sky Italia? In teoria, ancora parecchio… Di questo passo, in 7 anni, Sky potrebbe arrivare a un risultato operativo di 3 miliardi, 10 volte quello attuale. Ma questo genere di proiezioni sono solo un'esercitazione. La realtà è assai diversa. E dunque il fiato di Sky Italia può essere inferiore a quello che appare. La penetrazione della pay-tv non è infinita e Sky non è più sola sul mercato.
Sky oggi ha 4,8 milioni di abbonati e dice che crescerà al ritmo di 300 mila abbonati per ogni anno. Per arrivare ai 9 milioni di abbonati che la Rai indica come spauracchio per rompere il rapporto con Sky, bisognerebbe attendere il 2022 e non il 2012. Di più: Sky è pure ottimista. Dice 300 mila per tranquillizzare le banche d'affari che consideravano Sky Italia uno dei settori trainanti per l'intera News Corp e ora sono preoccupate sia per gli effetti della crisi e dell'aumento dell'Iva, che hanno portato il tasso di disdetta degli abbonamenti dal 10 al 15% del periodo gennaio-marzo di quest'anno, sia per la concorrenza che comincia a venire dal Biscione con Mediaset Premium, che, secondo Deutsche Bank, viaggia verso i 470 milioni di ricavi nel 2009 e si avvicinerà al pareggio operativo già l’anno prossimo.
Mediaset Premium ha 3,3 milioni di abbonati. Che cominciano a spendere un po’ più del pochissimo che spendevano prima. D’altra parte, il numero delle famiglie non è infinito. L'Istat ne conta 23 milioni. Con una penetrazione all’inglese, il bacino teorico è di 10,5 milioni di abbonamenti. Tra Sky e Mediaset siamo già a 8 milioni e, di solito, gli ultimi arrivati sono quelli che consumano meno…».
Alessio Cimino







