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La vita rubata

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La vita rubataIn questo film tv di produzione RAI, al centro di numerose polemiche e di continui rinvii da parte della magistratura per lo scottante tema della mafia (ed anche di un processo in corso), lunedì 10 marzo sarà trasmesso su Rai 1, in prima serata.
In questo film c'è una mescolanza tra valore civile di testimonianza ed intrattenimento tale da renderlo un giallo a tutti gli effetti, nonostante il finale sia poi noto in quanto fatto di cronaca.
Graziella Campagna era una ragazza di 17 anni quando fu assassinata a Forte Campone (ME) perchè per puro caso in una lavanderia scopre il nome di un latitante del suo paese; l'omicidio sarebbe stato sorvolato se non fosse intervenuto suo fratello carabiniere Pietro Campagna che, mosso dalla rabbia e dal profondo dolore per la perdita della sorella, ha speso 20 anni della sua vita insieme alla famiglia per il processo.

Nel 2004 finalmente la condanna del tribunale di Messina ai colpevoli dell'omicidio e ai favoreggiatori, uno specchio di una società regnata dal malaffare e dagli intrecci mafiosi, problema che ancora sussiste, in Sicilia e Calabria in particolare. In quello stesso anno Graziella è stata riconosciuta finalmente vittima di mafia, ed è stata aperta una fondazione con personalità del calibro di Don Ciotti, Carlo Lucarelli e Vincenzo Consolo.
L'autore del film tv è Graziano Dana, noto al pubblico per i film Ultrà e La scorta.
Le riprese non sono state effettuate nel vero luogo dove vivevano Graziella e famiglia (Messina, Villafranca e Saponara), ma a Savoca, località vicino a Taormina e Letojanni, nel Messinese.

In occasione della presentazione del lungometraggio sono state tenute anche conferenze presso l'Università degli Studi di Messina, cui hanno partecipato anche don Luigi Ciotti, Vincenzo Consolo, Carlo Lucarelli, Pina Maisano Grassi e Giambattista Scidà.

La società civile ha giocato un ruolo importante nella riapertura del processo per individuare i responsabili della sua morte, dimostrando ancora una volta la voglia di cambiare della Sicilia onesta e lavoratrice.

Il film potrebbe rappresentare una speranza per le tante famiglie delle vittime della mafia, della 'ndrangheta e della camorra, che ancora aspettano giustizia dallo Stato.

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